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Doctor Wine by Daniele Cernilli
Aktualisiert: vor 29 Wochen 5 Tage

Ciao Madiba - Firmato Doctor Wine | Pubblicato in DoctorWine N° 32

9. Dezember 2013 - 1:01
Ciao Madiba - Firmato Doctor Wine | Pubblicato in DoctorWine N° 32

Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi e nella storia, nei quali conta poco quello che si è ed il lavoro che si fa. Così, anche se da semplice e insignificante commentatore di cose vinose, mi permetto di dedicare queste righe ad uno dei migliori esseri umani della storia dell’Umanità, che ci ha lasciato e che con il vino c’entra forse poco. Nelson Mandela, Madiba, il grande Presidente della Nazione Arcobaleno, l’Invictus di Clint Eastwood, è scomparso qualche giorno fa, lasciando emozione e tristezza in quasi tutto il mondo. Nel mondo civile e nelle persone oneste di sicuro. Non ho assistito alla morte del Mahatma Gandhi, l’unico paragone che mi viene in mente pensando a Mandela, ma il suo assassinio avvenne in un momento di grandi eventi storici e di spaccature drammatiche per l’India. In questo caso, invece, Mandela se ne va dopo aver compiuto il miracolo della riappacificazione di una nazione che per secoli aveva vissuto di ingiustizie e di apartheid.

Sono stato in Sud Africa quest’estate. In inverno per loro. Sono andato nelle zone vitivinicole di Paarl, Stellenbosch e soprattutto Franshhoeck, dove ho conosciuto Johann Rupert, famosissimo imprenditore e magnate sudafricano, proprietario, tra l’altro, di ben quattro cantine. L’ho intervistato per realizzare un lungo servizio per Spirito di Vino, e la cosa che mi ha colpito è stato vedere un enorme quadro con il ritratto di Nelson Mandela nel salone della sua splendida villa a L’Ormarins. Rupert, per chi non lo conoscesse, è il proprietario di Cartier, di Piaget, di Vacheron Constantin, di Officine Panerai, tutto mi sarei aspettato fuorché saperlo grande supporter, anche concretamente, della storia politica di Mandela.

E tutte le persone con le quali ho parlato, dal poliziotto che mi ha controllato il passaporto, con una gentilezza inimmaginabile, fino all’ultimo degli operai di cantina, non hanno fatto altro che raccontarmi del loro orgoglio di essere sudafricani e di avere come Presidente il grande Madiba. Uno che si è fatto, da innocente, 27 anni di galera senza fiatare, a proposito delle nostre cose politiche, tornando poi come una leggenda, con un carisma e una credibilità basati sui fatti, stravincendo le elezioni e nominando De Klerk, il suo avversario bianco, vice presidente. Sembra fantapolitica, invece è avvenuto. Se ci penso sono anche un po’ meno triste per la scomparsa di un grande uomo come Mandela, l’ultima eredità che ci regala è la speranza.
 

Quando il blasone conta - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 32

9. Dezember 2013 - 1:01
Quando il blasone conta - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 32

A Bordeaux non tutte le annate, pur celebrate, hanno poi superato la prova del tempo in termini di crescita sensoriale attesa… parlo del lunghissimo tempo, intendo quello pluridecennale, dove comunque la parabola è sempre in crescita migliorativa. Nel senso che questi mostri di longevità, perché tali sono, dopo decenni non hanno sempre corrisposto ad una classificazione che veniva stilata tenendo conto di variabili attualizzate al gusto immediato, senza preoccuparsi dell’aspetto “proiezione al futuro” che andrebbe, comunque, sempre considerata.

Mi spiego meglio e limito l’esemplificazione alle annate più recenti, quelle fino al 900 (risatina). Il criterio con cui venivano (e vengono) attribuiti i valori delle annate, erano (sono) soprattutto legati all’andamento di quelle vendemmie che permettevano di interpretare immediatamente il valore della “materia” che stava nel bicchiere. Ecco quindi le storiche annate a “cinque stelle”, quelle calde, quelle con frutto abbondante, con alcol importante (anche in periodo lontano, quando i grandi Premiers stentavano a raggiungere gli 11°), quelle del “com’è morbido già da subito”, tipo la 1900, la 1929, la 1930, la 1945, la 1959, la 1961 e, recentemente (quelle che posso testimoniare di persona) la 1975, 1982, 1985, 1989 e 1990… di contro, alcune annate dure, arcigne, impettite, di difficile fruizione immediata per acidità vive, durezze importanti e, di conseguenza, relativamente scarsamente giudicate da subito, ecco che oggi sono sbocciate come fiori di primavera per donarci grandi emozioni e complessità allora sconosciute, tipo, ai miei ricordi, 1964, 1965, 1970, 1981, 1988 e 1998. Proprio per questo, periodicamente, di queste annate si apre in compagnia qualche esemplare per godere e nello stesso tempo riconciliarci con un bere alto difficilmente replicabile.

Fegato di vitello con cipolle stufate su purea di cavolfiore - Ricette | Pubblicato in DoctorWine N° 31

7. Dezember 2013 - 1:01
Fegato di vitello con cipolle stufate su purea di cavolfiore - Ricette | Pubblicato in DoctorWine N° 31

Ingredienti per 4 persone:

- 2 fette di fegato di vitello
- 2 cipolle bianche medie
- 1 cavolfiore
- 1 bicchiere di vino bianco
- 50 g burro
- Sale e pepe q.b.

Procedimento:

Cuocere il cavolfiore a pezzi in acqua salata con un cucchiaio d’aceto. Trasferirlo, quindi, in una ciotola con piccolo mestolo di acqua di cottura, sale, pepe; frullarlo con un mixer ad immersione aggiungendo olio a filo fino ad ottenere una purea liscia.
In un padella stufare la cipolla in poco burro e acqua per circa venti minuti a fuoco basso con un coperchio. Quando sarà diventata morbida, trasferirla in una ciotola.
Nella stessa padella, mettere una noce di burro, farlo spumeggiare, quindi aggiungere le fette di fegato facendole rosolare da ambo i lati. Infine sfumare con il vino e lasciarlo evaporare. Salare e pepare quando sarà cotto, lasciandolo morbido e rosa al centro.
Mettere sul fondo di un piatto piano la purea di cavolfiore , il vitello e su tutto la cipolla stufata, aiutandosi sempre con un coppapasta rotondo. Decorare con qualche cappero dissalato.

Vino in abbinamento:

Chardonnay Sicilia Doc Principi di Butera

Un vino ampio, dai toni di frutta tropicale, ricco ed armonico.

Zona di produzione: comuni di Butera e Riesi in provincia di Caltanissetta.

Uve: chardonnay in purezza.

Vinificazione e affinamento: il mosto inizia la fermentazione in acciao inox a temperatura controllata di 20°C. Successivamente viene travasato in tonneaux da 350 litri di media tostatura dove prosegue il processo di fermentazione per altri 20 giorni. A una lunga maturazione sui lieviti segue un affinamento in bottiglia per alcuni mesi.

Gradazione alcolica: 13% in volume

Temperatura di servizio: intorno ai 12°C.

 

QUESTA RICETTA E' OFFERTA DA PRINCIPI DI BUTERA

Aubry Brut, lo champagne per tutti i giorni - Lo champagne della settimana | Pubblicato in DoctorWine N° 31

6. Dezember 2013 - 1:01
Aubry Brut, lo champagne per tutti i giorni - Lo champagne della settimana | Pubblicato in DoctorWine N° 31

Pierre e Philippe Aubry sono fratelli gemelli e hanno ereditato la tradizione champenois dalla famiglia, che da 1790 si occupa dei vigneti situati appena a ovest di Reims, tra Jouy-les-Reims, Pargny-lès-Reims, Villedommange e Coulommes-la-Montagne. Pierre è enologo, con una laurea in agronomia a Montpellier, mentre Philippe è biologo: entrambi hanno preso dal padre l’amore per la viticoltura delle origini, il rispetto per le regole di vinificazione del passato e la sensibilità nella selezione della parte migliore che le uve possono offrire, anche grazie ad un pressoir studiato per ottenere quello che è definito il “coeur de cuvée”. Nelle 60 parcelle dei 16 ettari di vigneti di proprietà si fa anche archeologia agronomica, con lo studio ampelografico dei vecchi vitigni della regione tra cui arbanne, petit meslier, pinot gris (qui chiamato fromenteau) e pinot blanc, allo scopo di tentare di ricreare gli assemblaggi della fine del XVIII, esperimenti che si trasformano in serie limitate di champagne davvero singolari. La loro sfida nei confronti della memoria perduta attraverso i decenni ha fatto sì che la loro produzione si avvalesse sempre più di uve dal carattere unico, ma soprattutto ha sancito l’originalità interpretativa con cui i fratelli Aubry firmano le loro cuvée. Una creatività fondata sulla ricerca delle radici, con la capacità di trasmettere l’unicità della Champagne, fatta di microclimi, suoli, esposizioni e ovviamente uve differenti, capaci di trasformarsi in una melodia armoniosa e sinfonica.

From Paris with love - London Calling | Pubblicato in DoctorWine N° 31

6. Dezember 2013 - 1:01
From Paris with love - London Calling | Pubblicato in DoctorWine N° 31

Per un romano che vive a Londra la prima volta a Parigi fa un effetto speciale. Ma non sono qui per parlare della bellezza di Parigi: della mia piccola vacanza lì vorrei raccontare un paio di cose legate alle bottiglie bevute. Quello che più mi ha colpito in alcuni bistrò parigini è il modo rilassato e disinvolto nel quale il vino viene servito e consumato. Ad ogni modo ci sono un paio di posti da menzionare per la loro selezione di vini.

Le Verre Volé
Posizionato all’angolo che guarda verso Canal Saint Martin questo moderno bistro ha meno di 24 tavoli ed è infatti difficile trovare posto negli orari di punta senza aver prenotato. L’ambiente è informale e confortevole. Il cibo servito è estremamente buono e consiste in una piccola selezione di piatti che cambiano quotidianamente in base a quello che offre il mercato. La carta dei vini è concentrata su biologici e biodinamici senza etichette rinomate anche se ci sono dei nomi modaioli come Drappier e Léon Barral.

Ô Château
Olivier Magny ha inaugurato Ô Château un paio d’anni fa ma il suo debutto nel mondo del vino risale a quasi dieci anni fa. Un parisien con un sogno: offrire vini di qualità ad altri Parisiennes. Così come in molte capitali europee, neanche a Parigi è sicuro che in ogni locale si possa trovare buon cibo ed è ancora più difficile trovare buoni vini. Oliver si era accorto che non esisteva ancora un wine bar che offrisse una selezione di livello e da lì era partito con l’idea di organizzare degustazioni private e corsi sul vino che hanno poi aperto la strada all’inaugurazione di Ô Château.
Olivier ha raccontato di quanto è stato difficile trasmettere la sua idea in città. Nel suo libro "Into wine" scrive infatti che il 45% delle donne francesi non ha mai bevuto vino in vita propria e che la spesa media per una bottiglia di vino in Francia è di 3,61 euro.
Il suo wine bar offre 40 vini in mescita (tra i quali anche grandi nomi come Chateau d'Yquem '91), e la selezione cambia ogni lunedì. La carta di oltre 600 etichette offre vini anche di altre nazioni. Lui crede nel vino buono a prescindere dal fatto che sia biologico, biodinamico o meno. Il wine bar ha anche due bellissime sale private dove vengono organizzati seminari per i clienti.
In entrambe i casi ho assaggiato vini della cantina biodinamica Domaine Léon Barral (denominazione Faugères, in Languedoc-Roussillon) ed ecco qui le mie note di degustazione:
 

Oltre la rosa carnivora - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 31

5. Dezember 2013 - 1:01
Oltre la rosa carnivora - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 31

Facile che molti di voi ricordino lo straordinario video che circa un anno fa annunciava la scoperta della prima rosa carnivora all'azienda Pico Maccario (vedi sotto). Si trattava naturalmente di un'innovativa quanto brillante operazione di viral marketing che l'azienda piemontese aveva scelto per promuovere i propri vini sul web e che, effettivamente, in meno di 2 settimane, aveva totalizzato oltre 200.000 visualizzazioni su Youtube e più di 3.500 interazioni su Facebook e Twitter avvicinando al marchio aziendale (che è proprio una rosa) persone apparentemente lontane dal "solito giro" degli eno-internettiani.
I due fratelli Maccario, Pico e Vitaliano, sono giovani e innovativi quanto basta, pur essendo molto legati alle tradizioni della loro terra: Mombaruzzo, nella denominazione della Barbera d’Asti. 70 ettari di vigneti in un unico corpo, un’assoluta rarità per il Piemonte. Di questi ben 58 sono dedicati alla barbera e ne ricavano tre Barbere docg: Lavignone, Tre Roveri ed Epico. Abbiamo assaggiato i primi due: il Lavignone è la versione "easy" molto territoriale, ben fatta e con una grande facilità di beva. La nostra scheda è però dedicata al Tre Roveri.
 

Amate il vintage? (2): i vini rossi - Wine Community / Vinogodi | Pubblicato in DoctorWine N° 31

5. Dezember 2013 - 1:01
Amate il vintage? (2): i vini rossi - Wine Community / Vinogodi | Pubblicato in DoctorWine N° 31

La capacità di alcuni vini rossi di invecchiare, alle giuste condizioni, è straordinaria, con parabole dove i vertici sono allungatissimi. Chiaro, bisogna tenere conto della singola propensione a migliorare nel tempo, oltre a variabili costitutive, di terroir e annate favorevoli. Sta di fatto che, a parte vitigni ormai consacrati alla facoltà rara di sfidare le insidie degli anni, ci si trova a volte con sorprese che lasciano gioire il palato.
Le caratteristiche di un vino invecchiato difficilmente riportano a quelle originali. La trasfigurazione è il più delle volte completa, cambiando totalmente i connotati del vino, lasciando all'esperienza del singolo e alla sua sensibilità la possibilità di apprezzarne appieno le nuove caratteristiche. Entriamo nel mondo dei vini rossi, di varia tipologia.
 

Bollicine di fortana - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 31

4. Dezember 2013 - 1:01
Bollicine di fortana - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 31

C'è una zona, lungo la fascia costiera che va dalle foci del Po in territorio ferrarese fino ad oltre le saline di Cervia, in provincia di Ravenna, dove si producono vini dal carattere particolare, dato il terreno sabbioso, l'aria salmastra, l'ambiente umido. In questa zona, che è quella della denominazione del Bosco Eliceo, si trova l'azienda vinicola Mattarelli, fondata agli inizi degli anni Cinquanta da Umberto e gestita oggi dalla terza generazione.

Amate il vintage? (1): Champagne e vini bianchi - Wine Community / Vinogodi | Pubblicato in DoctorWine N° 31

4. Dezember 2013 - 1:01
Amate il vintage? (1): Champagne e vini bianchi - Wine Community / Vinogodi | Pubblicato in DoctorWine N° 31

E’ notorio come mi ponga, personalmente, su posizioni assai critiche rispetto ad alcuni concetti espressi in maniera un po’ dogmatica dalla propedeutica ufficiale dei corsi non solo per Sommelier ma anche nei circuiti di divulgazione del bere bene. Concetti i cui contenuti sono periodicamente smentiti da diverse eccezioni e suffragate da innumerevoli casi concreti di assaggio.
Due capisaldi assolutamente da smentire, quando si parla, chiaramente, di vini di livello alto, è l’incapacità di invecchiare dei vini bianchi e che gli spumanti, dopo sboccatura, sono destinati irrimediabilmente a imboccare la curva di declino in brevissimo tempo. Sui vini rossi, che alcune tipologie di vini sono destinati esclusivamente al bere “fast”, temporalmente , perché nel loro caso il tempo non è mai galantuomo, deprimendone le caratteristiche più che migliorandole, con il passare degli anni. Questa bicchierata serve proprio a verificare quanto scritto, con una bella platea di amici amanti delle terziarizzazioni a confrontarsi con bicchieri ben maturi, dai vini quasi “quotidiani” con terziarizzazioni quasi commoventi.
Chiaramente, le condizioni per un buon invecchiamento sono state rigorosamente rispettate (temperatura di conservazione, assenza di vibrazione e luce), così come quelle di servizio adeguate a bottiglie così acconce (apertura anticipata senza la jattura dello scaraffamento, sboccatura per microossigenazione, cestelli versavino, cura nel maneggiarle, trasporto quasi nullo, pochi metri, data la vicinanza fra sala assaggio e cantina di conservazione). Le valutazioni sono strettamente legate ad un valore relativo, all’emozione espressa, al grado di interazione che queste vecchie bottiglie hanno su chi cerca di interpretarne l’essenza e il profumo del tempo. Così come il prezzo, indico quello attuale se valorizzabile, altrimenti più o meno il costo dell’omologo ad oggi.

Da una villa rinascimentale - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 31

3. Dezember 2013 - 1:01
Da una villa rinascimentale - Il vino del giorno | Pubblicato in DoctorWine N° 31

Il suo nome deriva dalla villa intorno alla quale sorge il vigneto. Villa rinascimentale, costruita nel 1570, si staglia su di una collina affacciata sulla piana di Firenze-Prato- Pistoia e ospita, intorno a sé insieme alla vigna, anche 5 ettari di uliveto da cui nasce l’olio dell’azienda.

Il re della Val di Cembra - Note di Degustazione | Pubblicato in DoctorWine N° 31

3. Dezember 2013 - 1:01
Il re della Val di Cembra - Note di Degustazione | Pubblicato in DoctorWine N° 31

Davanti al finestrino del treno che sfreccia da Roma a Trento, scorre una buona parte d’Italia. Dopo Verona il paesaggio cambia, dapprima gradualmente e poi, all’altezza di Rovereto, si fa all’improvviso montuoso. Il respiro si blocca in gola. Davanti agli occhi, solo alte pareti di roccia rivestite di rigogliosa vegetazione. Per una di città come me, è uno spettacolo travolgente. Verde, verde scuro e verde chiaro, in tutte le sue più accese sfumature, inebria lo sguardo e mi accompagna fino a destinazione, dipingendo tutto, dalla valle dell’Adige fino alla Valle di Cembra. E’ qui che un vitigno bianco, ancora non molto conosciuto, trova il suo habitat d’elezione. Il muller thurgau trae origine da due incroci di geni. Prima pinot e schiava grossa per avere la madeleine royale, poi quest’ultima e riesling renano per avere il muller thurgau. E’ proprio il caso di dire: la genetica al servizio del bicchiere e del consumatore di vino. Vitigno non presente in natura, quindi, creato nel 1882 dal professor Hermann Muller, svizzero del cantone di Thurgau, per contrastare le devastanti avversità della vite (oidio, fillossera e peronospora) di quegli anni. Diffuso nell’Europa centrale, soprattutto in Germania, arriva in Italia negli anni ’20, grazie al professor Dalmasso, e in Trentino Alto Adige nel 1939, per opera di Giulio Ferrari, padre della spumantistica trentina ed eccellente vivaista viticolo. Il riconoscimento ufficiale della nuova uva arriva nel 1970.
Dall’excursus storico al bicchiere, per parlare dei vini presenti alla XXVI Rassegna Vini Muller Thurgau, svoltasi al Palazzo Maffei di Cembra, e partecipanti al X Concorso Enologico Internazionale, l’unico in tutta Europa sul muller thurgau. Un focus su un vitigno di nicchia, dal quale si ottengono vini e grappe sempre più apprezzati e ricercati dai consumatori. I vini qui recensiti sono frutto di una selezione personale.